LA MOSTRA

Sponsor della mostra:

KHRIO   PIL ASSOCIATI  MANAS OUTLET

“La fotografia” afferma Henry Peach Robinson (inventore del pittoricismo fotografico) “potrebbe essere non solo una registrazione prosaica di fatti comuni,ma soprattutto lo strumento ideale attraverso cui potessero venire legittimamente incarnati fatti appartenenti alla immaginazione e alla fantasia”. La manifestazione, il cui punto di partenza saranno le opere di alcuni Maestri della fotografia quali Mario Giacomelli, Franco Fontana e Maurizio Galimberti, ha l’obiettivo di riflettere sull’evoluzione della disciplina nata nell’800, presentando i lavori delle nuove generazioni, con opere di Carlo Chechi (Siena), Francesco di Pasquantonio (Pescara), Fabio Panichi (Teramo), Fabrizio Carotti (Jesi) e Manuela Luzi (Viterbo).Oggi assistiamo ad un ritorno del concetto di “fotografico”, più che di fotografia, nel quale l’artista opera pittoricamente attraverso il click, cercando evoluzioni dinamiche per oltrepassare il vincolo fisico dello scatto ed avvicinarsi il più possibile all’infinita libertà creativa della pittura”. Le opere di Carlo Chechi, nelle quali colpisce il gioco di forme nude che si percepiscono solo attraverso il tessuto stretch bianco che assume toni argentei con i giochi di luce delle immagini, e quelle di Francesco di Pasquantonio, le cui fotografie in realtà non sono immagini tout court, ma arte che scaturisce da mezzi espressivi sconosciuti e affascinanti, rappresentano il preludio per arrivare al gesto pittorico vero e proprio dell’Arte digitale di Fabio Panichi, Fabrizio Carotti e Manuela Luzi, nella quale la fusione tra pittura e fotografia avviene grazie a texture sovrapposte, campioni di colore e pennelli digitali stesi su file .jpeg o .tiff ad alta risoluzione.Nel volgere del XXI secolo” afferma il critico Alberto Zanchetta “assistiamo dunque a un simbiotico/simbolico scambio interdisciplinare. In pratica l’artista è tornato a comporre l’immagine come se stesse dipingendo un quadro: la pittura viene citata, riletta e assimilata alla fotografia dando origine a un sincretismo che cela dentro di sé altre regole, altre categorie, altre dinamiche. E poiché tutto inopinatamente si trasforma, va anche detto – per usare una frase di Michel Butor – che in ogni opera d’arte c’è «una tentazione superata di suicidio. L’opera d’arte è là non soltanto per permettere di resistere agli altri, ma per trovare un modus vivendi con se stessi». Di certo non fa eccezione la fotografia che, ormai più che centenaria, è riuscita a rimettersi in discussione pur di procurarsi una nuova giovinezza.”