Sartori

Frequenta l’accademia di Belle Arti di Venezia dove inizia un percorso artistico che lo porta a sperimentare diversi mezzi e supporti fino a giungere negli anni alla tecnica del collage, favorita per la ricerca di un linguaggio che sintetizzi fotografia, pittura, grafica alla ricerca di una dimensione linguistica personale. L’artista utilizza il collage per stravolgere la figura umana che, sottoposta a un’ardita operazione chirurgica, appare trasformata in modo quasi irriconoscibile. L’utilizzo della carta come elemento povero, duro e poco incline all’espressività coloristica gli permette di approfondire l’elemento cardine della sua ricerca: la dimensione della stranezza e dell’assurdo,attraverso la convivenza di elementi onirici e di altri respingenti, forme organiche de inorganiche, creando un attrito di elementi non convenzionale. Caricature di sè stessi, diventano figure inconsistenti e in perenne mutamento. Eterni Frankenstein alla ricerca di una forma che possa appartnergli, come la creatura della Shelley le figure create dall’artista cercano la vita e un posto nella nostra immaginazione, invitandoci a guardare oltre le apparenze. Citando Fernando Pessoa: “Tutto ciò che vediamo è qualcos’altro”. 

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