Manenti

Classe 1978, frequentata il liceo artistico a Bergamo con i docenti Gianfranco Bonetti e Giulio Albrigoni, e l’Accademia di Belle Arti a Milano. La storia dell’arte è sempre stata il punto di partenza del suo lavoro. Ha viaggiato in Egitto, Giordania, Iran, Siria, Uzbekistan, Turkmenistan, Istanbul e Gerusalemme. “Mi interessa l’idea di memoria e di tempo. Il tempo, concetto astratto, è in grado di concretizzarsi attraverso il deterioramento dei materiali, rendendo visibile, tangibile, la distanza tra l’origine di un oggetto e noi che oggi ne siamo, temporaneamente, i custodi. Di conseguenza il concetto di memoria è inevitabilmente legato a quello di responsabilità verso ciò che ci è stato consegnato e che dobbiamo a nostra volta consegnare nel migliore stato possibile a chi verrà dopo di noi, senza dimenticare che tutto prima o poi avrà una fine.Sento che ogni reperto archeologico stipato nei musei o rimasto in sito o ancora custodito gelosamente dalla terra porta con sé una carica di energia della civiltà da cui proviene e di cui spesso ne è tutto ciò che rimane”. La serie “La dignità prima del pane”, prende spunto dai fatti della primavera araba, sottolineando come la grande rivolta popolare che ha avuto inizio in Tunisia nella primavera del 2010, sia scaturita dal desiderio di libertà e di riconoscimento della dignità umana, prima che dalla fame e dagli stenti. Su un supporto ligneo l’artista lavora con vernici, acrilici, smalto e nastro isolante: un’estrema economia di mezzi per testimoniare la ricchezza decorativa e le profondità mistiche del mondo islamico. La grandezza di un popolo e della sua storia. A sorreggere la tavola scarpe da ginnastica appaiate usate: sono le scarpe della battaglia che si combatte nei paesi arabi in abiti civili, comodi. Le tavole della serie “La dignità prima del pane” sono al tempo stesso metafore, ritratti, testimonianze.

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