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Dopo il concerto di New Generation al Limbo Pub di Lonigo, abbiamo incontrato colui che riesce ad accendere gli animi, far sussultare i locali al suon di dobro e grancassa!!! Ecco a voi, il nuovo local hero!!!

Tonylamuerte chi è? Ma soprattutto…perchè lo è?

TONYLAMUERTE ONEMANBAND (questa è la corretta forma per nominare il progetto) è semplicemente un ragazzo un po’ troppo cresciuto per fare il sedicenne ma che se la gode come un bambino alle prese con un nuovo giocattolo, che ad un certo punto della sua vita si è trovato di fronte ad un imprevisto: la fine di una band. Di qui la necessità di trasformare il citato imprevisto in opportunità: l’inizio di una carriera solista dove si potesse unire completa libertà di scelta (eccoti spiegato il perchè), libertà di abbandono a slanci di pazzia individuale (improvvisi quanto intensi) e gusto per un tipo di live che strizza l’occhio alla performance, data la caratteristica dell’usare contemporaneamente più strumenti. Sono in poche parole l’alter ego del me stesso quando non suona. Dato che in realtà suono spesso e volentieri, la linea di demarcazione tra il me di tutti i giorni e l’alter ego è sempre più sottile. Sapevi che noi onemanbands siamo alla fin fine quasi dei supereroi? Infatti molti si travestono, basta guardare personaggi come Dead Elvis e Bob Log III.

Pensando alle tue radici da Forty Moostachy, come vivi l’esperienza di chi passa da una band con compagni di viaggio ad una one man band?

Mah… Fammi pensare… E’ divertente. Mi viene da dire a caldo solamente questo. Da solo mi diverto molto di più che non con una band. La cosa interessante è poi la libertà: libertà di fare un disco diametralmente opposto al precedente, libertà di disertare le proprie prove anche per settimane. Libertà di fare anche qualcosa di sbagliato e compromettente. Libertà di troncare il progetto da un momento all’altro. Ma anche la sensazione inebriante di avercela fatta dopo ogni singola data; il merito di una serata che si può godere solamente in prima persona e riconducibile solo a sè stessi. La sensazione di avere tra le mani una cellula che si è formata semplicemente dalle tue idee e dal tuo sforzo fisico. Ecco, queste sono tutte cose che riguardano un mondo mentale che è diverso come il giorno e la notte da quello delle bands. Con le bands, specie con The Forty Moostachy, si gioca molto sulla forza del gruppo, sulla potenza complessiva e spesso ci si nasconde dietro montagne di strumentazione. Da soli invece, si deve trovare una via alternativa per creare potenza sul palco. C’è tutta una dinamica che cambia e molto spesso c’è un carisma che subito non ti è concesso di diritto. Te lo devi sudare molto di più. All’inizio, in molti mi guardavano come a volermi dire “ma dove vuoi andare da solo?”, ma io me ne sono sempre fregato, perchè – come dicevo prima – è tutto tremendamente divertente.

Tonylamuerte da dove proviene, a chi si ispira?

Provengo dal sottosuolo musicale della mia città – Vicenza – che mi ha dato fondamentalmente le regole non scritte del come e quando fare se si vuole creare un progetto che funzioni. Più che di background musicale, mi verrebbe da parlare di background da avventore di live. Amo molto passare le serate del mio tempo libero davanti agli sgangherati palchi della mia città, che a dire il vero sono sempre meno. E, a furia di ascoltare bands su bands su bands, mi sono fatto un’idea di cosa mi piace e cosa no e ho cercato semplicemente di creare qualcosa che nella mia zona mi davano in pochi. E’ così: spesso le bands sono derivative e prevedibili. Di sicuro anch’io, che non sono un genio, sarò scontato per certe cose (perchè è pur sempre di rock’n’roll che stiamo parlando no?), ma sono certo che il mio modo di portare avanti il live anche su soluzioni scontate sia comunque peculiare. Ok, parliamo comunque delle ispirazioni: sarei ipocrita se dicessi che non mi sono guardato attorno in questi anni. La cosa che mi ha cambiato la vita musicale è stato sicuramente il conoscere l’esistenza di Bob Log III. Quando ho visto dei suoi video per la prima volta ho pensato veramente che si potesse fare; da qui, grazie a You Tube, mi sono avventurato nella ricerca dei vari “uomini soli” che girano per il pianeta… Lo ripeto: SI PUO’ FARE!

Ovviamente ora ti dovrei chiedere di cosa parlano le tue canzoni..

Più che di “cosa” parlano forse dovremmo focalizzarci sul “come” parlano. Indipendentemente dagli argomenti, ho cercato di creare un mondo ghignante dietro i miei brani. Si tratta di testi che parlano di situazioni surreali (..se io fossi un aggeggio domestico, vorrei essere un rasoio elettrico…), di misteri che si celano nelle piccole cose (Ho finito il sudoku), di strani personaggi (Scontroso Franco) ma anche del rapporto tra il bene ed il male, argomento trattato a grandi linee ne “Il Diavolò”. Per quest’ultimo brano, ad esempio, è importante capire che non voglio creare atmosfere eretiche o simili, ma piuttosto voglio un po’ prenderla in modo ironico: l’ascoltatore, secondo i miei obiettivi, dovrebbe mettersi davanti al palco, ascoltarmi e pensare “ma Tonylamuerte ci è o ci fa? E’ serio o ci sta prendendo in giro?”. Per il futuro, vorrei focalizzarmi su una serie di canzoni sulla morte, mentre per un futuro ancora più prossimo, chissà, un album di canzoni d’amore scritte alla mia maniera.

Parliamo un po’ della creazione dei pezzi, cosa preferisci?: Concentrazione o immediatezza? Perchè? / Stesura pianificata o libero sfogo? Perchè?

Di sicuro immediatezza. Immediatezza assoluta e libero sfogo. Sono un urlo le canzoni che creo e che voglio creare. Ma si tratta pur sempre di urla pianificate. Di solito parto dal ritornello. Se il ritornello mi nasce dentro la testa e ci rimane per settimane o per mesi, significa che è la base giusta su cui lavorare. Il passo successivo è semplice: mi siedo alla postazione da onemanband ed inizio a comporre il puzzle. Il tutto deve essere diretto e con meno ricami possibili. Perchè nella musica odio le cose inutili. Il mio approccio è quello del cantautore: bastano pochi accordi e poche idee, non servono tre variazioni quattro bridge ed un outro!

Prima dello show di New Generation mi hai parlato della figura dell’eroe, ma chi è oggi?

Ti parlavo infatti della figura del “local Hero”, dell’eroe locale. Io punto a quello. Oggi l’eroe è un qualcuno che va controcorrente ed è amato dal popolo. Vedi, io mi sono buttato in una direzione musicale che rende impossibile per definizione qualsiasi approccio al mainstream (credo che il tempo delle onemanbands su MTV sia ancora lontano). Allo stesso tempo, vorrei farmi amare dal pubblico della mia zona, regalando di volta in volta show sempre più intensi, coltivando il rapporto con i miei fans abituali e tenendoli aggiornati sulle mie progressioni. Voglio dire: la scena musicale è piena di tizi che farebbero carte false per un tour europeo. Personaggi che per aver suonato all’equivalente del “bar Sport” o del “bar da Peppino” in Germania o in Svizzera, si atteggiano a grandi uomini on the road e la raccontano molto rosea. Ecco, io preferisco essere qualcuno nella mia zona che un signor nessuno nel mondo. L’eroe è questo, secondo me.

Tonylamuerte vuol essere un eroe?

Certamente.

Sono un ragazzo di 14 anni che vuole iniziare a suonare e a vivere la scena musicale italiana; aiutami a capire…come la vedi oggi?

Posso provare a scrivere i miei opinabili comandamenti?

1 – Ragazzo, non credere mai che riuscirai a fare i soldi con la musica. 

2 – Cerca di capire cosa vuoi essere: non ci può stare dentro tutto in un progetto, non si può mischiare mille generi.

3 – Nelle bands, per far funzionare il tutto, ci deve essere un leader armonicamente riconosciuto dagli altri, che si prenda l’onere di scrivere i brani.

4 – Non aspettarti che tutti i locali siano attrezzati per supportare grosse moli di suono.

5- Non suonare mai gratuitamente, anche per pochi euro, ma fatti pagare.

6 – Riconosciti in una scena ma usala come punto di partenza per evolverti.

7 – I locali per suonare saranno sempre meno, quindi ama e valorizza quelli che resistono.

8 – Ama e valorizza anche il tuo pubblico abituale, senza di loro non sei nulla.

9 – Impara a riconoscere i live che vale la pena accettare da quelli a perdere. A volte certe organizzazioni ti daranno più grane che soddisfazioni.

10 – Al primo episodio di noia, abbandona il progetto. I progetti che funzionano non lasciano spazio alla noia.

11 – Non fidarti mai dei rockers che non sudano sul palco. Le tue t-shirt devono essere da buttare una volta sceso. Suda, suda e suda!

Tum Tum Tum?

Tum tum tum è il suono della mia grancassa. E’ linguaggio immediato, senza nulla da capire. Come dovrebbe essere il rock’n’roll in genere. Cosa c’è di più efficace che non un suono? E’ tutto molto primitivo ma è la soluzione. Ci sono troppe spiegazioni nella vita reale – quella quotidiana – ed io rispondo con l’immediatezza. Che devo spiegare? Che nelle mie songs ci sono introduzioni, strofe a tre frasi su un tempo a 4/4 e ritornelli ripetuti dalle 2 alle 4 volte? Figuriamoci.

Tum tum tum è molto più chiaro.