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Valentina Cipullo nasce Salerno nel 1979. Consegue il Dipolma di Laurea nel 2004 con una tesi intitolata “Il se e l’immaginario” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove è allieva del Prof. Carmine Piro e della Prof.ssa Ada Patrizia Fiorillo. Tra il 2007-2009 ha frequentato il corso Cobaslid presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone conseguendo l’abilitazione per insegnamento di Arte e Immagine, con una tesi intitolata “La parola nell’arte”. La sua attività espositiva comincia nel 1999. Nel 2005 partecipa ad una collettiva dedicata a giovani artisti dell’Accademia presso Castel dell’Ovo a Napoli. Nel 2006 comincia la sua carriera espositiva tra Roma e Milano, è vincitrice del Primo premio del concoso Talents 2007, organizzato dallo studio Dada di Salerno. Dal 2007 collabora con la storica Galleria “Il Polittico” di Roma, con cui partecipa a numerosi eventi e mostre nazionali e internazionali. Nel 2008 la sua opera intitolata “Memoria” entra a far parte della prestigiosa Collezione Caggiano e viene esposta tra Novembre e Dicembre 2008 presso Palazzo Incontro a Roma in occasione della secoda mostra “Per Amore. La raccolta Caggiano”. Nel 2011 è finalista al Premio Celeste per la sezione Pittura, con l’opera pittorica “Would you take the leap?”. Vive e lavora a Salerno. 

Il ritratto, il volto e il corpo, sono i luoghi che, sin dai suoi esordi, Valentina Cipullo frequenta con l’intenzione di costruire il suo progetto dell’arte. Un progetto che l’artista indaga a partire proprio dal ritratto e in particolare da quell’oggetto strano e misterioso che nel ritratto compare, che viene continuamente svelato e rivelato: lo sguardo. I soggetti, le sue donne di estrazione mediatica e pubblicitaria, organizzano il quadro in termini di equilibrio, di linee di forza e di valori cromatici, mettendo in scena la relazione tra l’identità della pittura e l’identità del soggetto. I suoi quadri, quindi, organizzati attorno al tema della figura femminile, completamente isolata da qualunque riferimento spazio-temporale e avvolte da sfondi monocromi, rappresentano la mores animunque, la messa in scena di quel moto dell’anima che gli sguardi delle sue “modelle” raccontano. I corpi e i volti, rubati dalle riviste, diventano maschere, abiti che vestono di nuova luce le sensazioni, le emozioni, le paure, i disagi, la psiche dell’artista.

Gli occhi, allora, pur mutando nelle cromie dell’iride, rappresentano l’essenza dell’autoritratto dell’artista, pronta ad uno scambio di sguardi triplice tra il sé, l’altro da sé (la figura) e l’occhio spettatore. L’interiorità dell’artista ha, quindi, luogo nell’esteriorità delle sue donne, non quindi semplice rappresentazione di un soggetto, ma esecuzione della soggettività e del proprio essere, la “messa in opera della verità” (Heidegger). La pittura di Valentina Cipullo è una messa in scena del soggetto-artista, e al contempo il suo mascheramento, la sua cosmesi, ma anche l’espressione della sua verità più profonda e intima che si fa’ esteriore ed estetica. Le figure di queste presenze mediatiche apparendo su uno “schermo” (la tela del quadro), catturano, domano l’occhio dello spettatore e lo trascinano all’interno della tela, invocando una reversibilità dello sguardo che si dispiega tra lo sguardo dell’osservatore e quello del ritratto. Così, i ritratti di Valentina Cipullo rendendo visibile l’irrappresentabile, lasciando che si mostri un possibile invisibile.