UBALDO BARTOLINI – Sottoluce

Bartolini

La mostra.

Sottoluce è il titolo della mostra personale del maestro Ubaldo Bartolini ospitata presso le sale di Palazzo Pisani di Lonigo (VI), la Casa della Cultura che da ormai tre anni firma manifestazioni ed eventi di alto spessore culturale, in un excursus di oltre 30 opere dal 22 novembre 2015 al 10 gennaio 2016, con inaugurazione domenica 22 novembre alle ore 10.30 con presenza dell’artista.

Ubaldo Bartolini debutta nel 1972 alla Galleria Arte Studio di Macerata. Quindi, con oltre 30 anni di attività, percorre quelle tappe significative che lo conducono dalle prime esperienze concettuali ad una ristrutturazione del concetto di paesaggio.
Quel paesaggio che, movendo dai Carracci, Lorrain e Poussain, perde via via i connotati realistici per diventare rappresentazione di pure istanze interiori. Bartolini, nato a Montappone (Ascoli Piceno) nel 1944, ma poi trasferitosi a Macerata, e quindi attivo fra la città di residenza e Roma, è stato uno dei fondatori della corrente che Maurizio Calvesi battezzò Anacronismo, con Carlo Maria Mariani, Alberto Abate e Stefano Di Stasio, e altri. Questo movimento è stato definito anche Pittura colta o Ipermanierismo.
Bartolini ha esposto le sue opere in oltre 70 mostre personali e collettive in gallerie e musei di tutto il mondo. Ha avuto una sala personale alla XLI Biennale di Venezia ed è stato inserito nella collettiva “Novecento, arte e storia in Italia”, ospitata presso le Scuderie papali del Quirinale. Nei più recenti sviluppi della sua ricerca artistica, dopo aver inseguito per anni il «caro vecchio fantasma della pittura di paesaggio, in una serie di inattese trasformazioni» (P. Balmas), come nella ripetizione di uno stereotipo, è giunto alla capacità di liberarsi dalla natura, per costruirla ex novo, creandola di puro linguaggio e plasmandola sull´onda delle emozioni.
“Ubaldo Bartolini” afferma il curatore della mostra Gabriele Peretta “attraverso il disuso del paesaggio parla di uno spazio in cui opera e oggetto si incontrano e si sovrappongono e dell’assemblaggio di elementi, di parti, di esposizioni e di estreme attenzioni.
La pratica pittorica è una sperimentazione della teoria della pittura, un mettere alla prova lo stile basso dello stereotipo paesaggistico, attraverso verificazione e falsificazione di questa o quella condizione che rendono una vista fuori dal tempo la “scenografia del possibile”. Così, ogni rappresentazione dipinta è insieme esercizio pratico e sperimentazione teorica della pittura o,in altre parole, delle  condizioni che rendono possibile questa immagine, questo quadro, la sua visione attraverso uno spettatore, la sua posizione. Il quadro è dunque una finestra aperta sul mondo, per riprendere il discorso teorico della pittura (quello di Brunelleschi e di Alberti) di cui la semiotica mediale prima che di quella fotografica riprende i presupposti e, in virtù della sua trasparenza, lo rappresenta effettivamente più “dell’ortodossia zonale” di Adams: ma per fare questo bisogna che ci sia uno schermo tra spettatore e mondo, un supporto e una superficie di costruzione dello spazio illusoriamente profonda, un piano in cui le figure della pittura potranno sviluppare la loro storia rispetto alla storia complessa della tecnica e della medialità”.

Come arrivare.